Un prestito che si trasforma nell’incubo di rate con interessi che raggiungevano anche il cento per cento. Sfinito dalle richieste del suo strozzino, un commerciante catanese ha denunciato la vicenda alla Guardia di finanza. Grazie alle intercettazioni è stato possibile confermare le accuse nei confronti di un uomo, Orazio Massimino, già noto per reati simili. I militari hanno messo i sigilli a tredici immobili, tra i quali una villa con piscina.
Da anni pagava importi altissimi per un prestito con interessi che sfioravano anche il cento per cento. Supportato da un’associazione antiracket, un imprenditore catanese ha trovato il coraggio di denunciare il suo strozzino e stamattina gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catania hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e il sequestro di beni per due milioni di euro nei confronti di Orazio Massimino. L’uomo, 59enne originario di Catania, è accusato di usura e abusiva attività finanziaria. Anche lui commerciante, gestiva un negozio di fiori nei pressi del cimitero di Acicatena. Le indagini sono state coordinate dal pool contro i reati di usura ed estorsione della procura etnea.

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La storia ha inizio come moltissime altre vicende di questo genere. Prima la richiesta di piccoli finanziamenti, poi la trasformazione in veri e propri prestiti dagli importi più sostanziosi con tassi di interesse annuali del cento per cento. Grazie alle intercettazioni ambientali e al pedinamento di Massimino è stato possibile confermare le accuse, raccogliere nuovi elementi nei suoi confronti e perfino individuare altre vittime.

Già nel luglio dello scorso anno, il fioraio era stato arrestato con accuse simili. Il tassello finale è stato aggiunto grazie all’analisi del patrimonio di Orazio Massimino. Gli inquirenti hanno accertato la sproporzione tra quanto dichiarato allo Stato e lo stile di vita della famiglia dell’indagato. I militari hanno potuto mettere i sigilli a tredici immobili (tra i quali una lussuosa villa con piscina) oltre a sequestrare sette automobili. Il valore stimato è di due milioni di euro, ai quali si aggiungono le somme depositate nei conti correnti di Massimino e dei suoi familiari.